Dati personali e privacy
Dati personali e privacy. Vediamo le principali differenze tra questi due concetti.
In particolare vedremo perché il Regolamento Europeo noto come GDPR vuole proteggere i dati personali e non si riferisce invece alla privacy.
Nella pratica comune tali termini vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma le relative differenze concettuali sono numerose e danno luogo a diverse modalità operative.
Un po’ di storia
La prima differenza riguarda l’origine geografica del termine: la formalizzazione del concetto di privacy viene tradizionalmente ricondotta al contributo dei giuristi Warren e Brandeis. La diffusione delle macchine fotografiche istantanee mettevano in pericolo “i sacri recinti della vita privata e domestica” con una facilità fino ad allora sconosciuta. Come conseguenza dell’evoluzione tecnologica, i due giuristi sostenevano la necessità di un diritto soggettivo, che tutelasse gli individui dalle intrusioni nella propria sfera privata e dal conseguente stress psicologico.
Che cos’è la privacy?
Dunque, che cos’è la privacy? Secondo Warren e Brandeis la privacy si configurava come non intrusione, da parte di soggetti privati ma anche del governo, nella sfera privata degli individui. In altre parole, la privacy “all’americana” è ancora oggi considerata una situazione negativa, in cui si impedisce agli altri di entrare nella propria sfera privata: la privacy è un diritto di libertà negativo, volto a impedire che altri mettano in pericolo una determinata situazione.
La tutela dei dati personali
La tutela dei dati personali, invece, si configura come un insieme di norme che creano determinate posizioni giuridiche in capo al titolare dei dati ma anche a carico di coloro che questi dati raccolgono, trattano ed elaborano. In altre parole, l’insieme di diritti dietro la formula “tutela dei dati personali” hanno una connotazione positiva: abilitano il controllo del titolare sulle proprie informazioni.
Il diritto alla privacy nella sua concezione tradizionale protegge l’opacità dell’individuo; la tutela dei dati personali persegue la trasparenza nel trattamento delle proprie informazioni.
Il concetto di privacy di Warren e Brandeis era una tutela orizzontale: serviva a tutelare la vita privata da manifestazioni intrusive, in special modo della stampa. Si trattava, dunque, di individuare un bilanciamento agli eccessi del diritto a informare ed essere informati, qualora questo confliggesse con la riservatezza della vita privata. La tutela dei dati personali nasce invece da un’esigenza prettamente storica: offrire ai cittadini protezione dal controllo invasivo e pervasivo tipico degli stati autoritari del ‘900.
La Carta dei diritti
Il riconoscimento formale di un diritto alla protezione dei dati personali avviene con l’entrata in vigore della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. La Carta prevede la separazione tra il diritto alla privacy e il diritto alla tutela dei dati personali. Nell’articolo 7 troviamo infatti il riferimento al rispetto della vita privata e familiare, del domicilio e delle comunicazioni, secondo un modello simile a quello di matrice americana. L’articolo 8 invece riconosce, in maniera totalmente innovativa rispetto ai precedenti testi normativi, che:
“Ogni individuo ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che lo riguardano”. (art. 1.1).
il paragrafo seguente (1.2) recita:
“Tali dati devono essere trattati secondo il principio di lealtà, per finalità determinate e in base al consenso della persona interessata o a un altro fondamento legittimo previsto dalla legge. Ogni individuo ha il diritto di accedere ai dati raccolti che lo riguardano e di ottenerne la rettifica”.
Infine il paragrafo 3 dell’articolo 1 afferma che:
“Il rispetto di tali regole è soggetto al controllo di un’autorità indipendente”.
L’articolo 8 della Carta di Nizza introduce nel quadro giuridico europeo un diritto fondamentale, di carattere proattivo anziché negativo, decisamente distinto dal diritto alla privacy. Attualmente, dunque, il diritto alla tutela dei dati personali è configurabile come un diritto autonomo rispetto a quello alla privacy, tutelato come un diritto fondamentale dell’uomo, avente carattere proattivo e volto ad alimentare la trasparenza nei trattamenti di dati a carattere personale nonché i flussi informativi.
di
Dott. Dario Ditaranto
Foto: Owen Moore/Flickr/CC BY 2.0